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IL CORAGGIO FA BENE!
L’importanza del gioco come verifica dei propri limiti
Dieter Breithecker e Hermann Städtler
Questo articolo ha lo scopo di sottolineare l’importanza di giochi di movimento “che favoriscono particolarmente lo sviluppo” sullo sfondo delle mutate condizioni socio-ecologiche che accompagnano la crescita dei bambini. Da notare che soprattutto nell’età prescolare e in quella della scuola elementare i bambini attraversano una fase di processi di differenziazione particolarmente critici e delicati, e che per poter utilizzare e supportare adeguatamente tali processi necessitano di un ambiente stimolante e non “piatto”.
Muoversi a piacimento, scatenarsi all’aperto senza la sorveglianza degli adulti, mettere alla prova le proprie capacità fisiche: non più di 35 anni fa per i bambini questa era una cosa ovvia. Oggi, le condizioni di vita dell’età evolutiva sono cambiate in modo sostanziale, sulla scia dei mutamenti della società:
- i bambini dispongono di spazi sempre più ridotti per l’attività fisica e il gioco nei quali dare libero sfogo al loro bisogno di movimento;
- i bambini vengono sempre più “programmati”, cioè inquadrati in “eventi” organizzati che si traducono in attività guidate dagli adulti (“infanzia programmata”);
- i bambini si inseriscono sempre più passivamente, seduti, nel flusso della tecnologia ludico-informatica multimediale (esperienze “di seconda mano”);
- i bambini hanno sempre meno partner di gioco, giocano sempre più spesso da soli;
- i bambini vengono sempre più limitati nei loro impulsi spontanei al gioco e al movimento fisico da adulti insicuri e tendenti, nel loro comportamento educativo, a un eccesso di protezione.
Tutti fatti in evidente contrasto con quello, oggi riconosciuto, che il bambino necessita, per consolidare i propri processi evolutivi globali, di una determinata quantità e qualità di movimento fisico. Soprattutto nei primi undici anni di vita, i bambini hanno bisogno di svolgere attività fisiche varie e stimolanti, che implichino qualche rischio e non siano prescrittive, come arrampicare, salire, stare in equilibrio, saltare, oscillare, dondolare ecc. Purtroppo, però, gli adulti in generale e anche istituzioni quali asili e scuole tendono a configurare queste attività in modo molto aderente alle norme di sicurezza e a regolamentare in modo affrettato le attività fisiche dei bambini. Dato che c’è il rischio di incidenti, tutto deve avvenire lentamente ed essere bene in vista. In pratica, le esigenze motorie dei bambini vengono adeguate senza riflettere ai comportamenti degli adulti.
Di che tipo di movimento hanno bisogno gli individui in età evolutiva per sostenere adeguatamente il proprio sviluppo? Basterà che il lettore ripensi alla propria infanzia. E’ un bisogno basilare dei bambini, guidato dalla curiosità, quello di affrontare sempre nuove sfide dall’esito non calcolabile a priori. Mettere alla prova il proprio corpo in contesti limite è un gioco estremamente stimolante. Camminare in equilibrio su un tronco d’albero fino all’estremità più stretta e traballante, dove le cose si fanno più difficili, è per essi un’attrattiva pari a quella di arrampicarsi il più in alto possibile sull’albero ancora in piedi, fin dentro la sua chioma.
La tanto ambita “avventura” comincia proprio lì, dove si lascia il conosciuto, il controllato, per impegnarsi e affermarsi in nuove sfide. E’ questo che, nella fase evolutiva, richiede e promuove tutte le capacità fisiche, psichiche e cognitive.
Le concezioni pedagogiche moderne vedono nelle situazioni di stimolazione motoria la chiave per una visione positiva di sé, ma contemporaneamente anche per acquisire attraverso il gioco una serie di competenze basilari, che rappresentano un transfer positivo, una sorta di “assicurazione” per la vita. “Impara a prendere in mano le redini della tua vita”, “Riconosci i tuoi punti di forza e falli valere”, “Abbi fiducia in te stesso”, “Prenditi la responsabilità delle tue azioni”.
L’affrontare situazioni di incertezza e di rischio in maniera pedagogicamente responsabile rappresenta il modo giusto per gestire le ansie e promuovere la responsabilizzazione personale. Nei bambini, la sicurezza nei movimenti e le conquiste psico-emozionali ad essa strettamente correlate, quali la fiducia nelle proprie potenzialità, crescono di pari passo con il superamento delle esperienze più stimolanti. Una “scuola” particolarmente importante nei primi 11 anni di vita. Sarebbe negligenza lasciar trascorrere gli anni più sensibili e critici dei nostri figli senza stimolarli in modo vario e adeguato.
Acquisizione di competenze di autoassicurazione
Sull’esempio delle attività di base “arrampicare” e “equilibrio” esercitate su attrezzature particolarmente adatte al periodo evolutivo, appositamente selezionate e installate presso la scuola Fridtjof Nansen di Hannover-Vahrenheide, si è potuto dimostrare in modo esemplare quali siano oggi le esigenze in fatto di qualità delle attrezzature per l’esercizio fisico utilizzate da scuole e associazioni. Ovviamente c’è bisogno anche di personale adeguatamente formato, in grado di stabilire l’equilibrio decisivo tra sovrassicurazione e sottoassicurazione.
Arrampicare – “Respirare l’aria d’alta quota”
Arrampicare fa parte dei classici bisogni di base ed è al centro delle attività dell’età evolutiva. Permette infatti di acquisire importanti conoscenze riguardo al rapporto con il proprio corpo, con i partner e con la propria disponibilità ad affrontare i rischi. Arrampicare sollecita tutte le componenti del sistema motorio attivo e passivo, cosa estremamente importante per lo sviluppo fisico-motorio e specialmente per un concetto positivo di sé e per la capacità di autoassicurazione.
Ma arrampicare deve essere stimolante, e la maggior parte degli arredi per aree gioco oggi sul mercato non soddisfano questo requisito, con il risultato che i bambini o solo non vengono stimolati ma si annoiano. Lo “Stangengestrüpp” (groviglio di assi) soddisfa l’esigenza da noi evidenziata. Si tratta di una struttura composta da tronchi di legno lunghi cinque-sei metri che apparentemente hanno trovato la loro posizione per caso, come i bastoncini dello shangai. Alcuni tronchi disposti trasversalmente stabilizzano quelli verticali e diagonali e offrono interessanti opportunità di passare, arrampicandosi, da un piano all’altro. Inoltre, un percorso sospeso costituito da una fune tessile lunga circa cinque metri collega la struttura principale con un tronco collocato a parte. L’area di caduta è coperta da un adeguato spessore di sabbia o ghiaia variamente costipata.
La disposizione casuale dei componenti di questa struttura offre la possibilità di apprendere concretamente dai tentativi e dagli errori. In tal modo, i bambini imparano molto sulle proprie possibilità e i propri limiti, si formano un quadro sempre più concreto delle proprie potenzialità e, auto-valutandosi ex novo ogni volta che si mettono alla prova (mi arrampico più in alto, continuo a salire...), costruiscono un mattone dopo l’altro la loro capacità di autoassicurazione. Questo processo può riuscire solo in situazioni in cui viene loro concessa la possibilità di fallire e di riuscire: solo così possono imparare, decidendo da soli e con i loro tempi, come raggiungere la consapevolezza di sé.
La disposizione dei componenti dell’attrezzo lascia volutamente spazio a una serie di difficoltà, in modo che i bambini imparino ad affrontarle e gestirle. Ad esempio, si è rinunciato di proposito a rimuovere tutti i tronchi dall’area di caduta, perché i bambini devono imparare (proprio come se stessero arrampicandosi su un vero albero) a giudicare il rischio che ogni situazione comporta prima di passare all’azione. L’esperienza insegna che solo da situazioni realistiche di questo tipo i bambini possono imparare a valutare se stessi e ad autoassicurarsi.
L’equilibrio. Lo stimolo e la sfida delle situazioni “traballanti”
Raggiungere l’equilibrio nelle varie situazioni di gioco e movimento e riuscire a conservarlo, ma anche abbandonarlo per riconquistarlo di nuovo a livelli più alti, è un processo che nell’età infantile gioca un ruolo di importanza pari a quella dell’arrampicare. E anche qui la sfida principale sta nel cogliere le opportunità, fronteggiando il timore di non riuscire.
La sana e naturale “fame vestibolare-cinestetica” di stimoli che caratterizza l’età infantile – e che interessa l’equilibrio e la sensibilità profonda – porta continuamente i bambini a vivere situazioni in cui mettono alla prova i propri limiti per trovare nuovi e più sicuri equilibri. Quello di cui hanno bisogno per far ciò è un ambiente aperto e mutevole che proponga loro sempre nuovi stimoli. E’ proprio lo sviluppo cerebrale (sinaptogenesi), che si organizza in questa fascia di età, a incitare continuamente il corpo ad attività da vertigine. Le stimolazioni vestibolari-cinestetiche prodotte da queste attività hanno per effetto una complessa attivazione delle aree cerebrali. E’ ormai scientificamente dimostrato che durante questo processo vengono rilasciate speciali “sostanze messaggere” (ormoni) che garantiscono l’attivazione e il mantenimento delle strutture neuronali e favoriscono il metabolismo dei tessuti nervosi.
Il “percorso in equilibrio”, ideale in questo contesto, è un attrezzo che risponde all’esigenza pedagogica di mettere a disposizione dei bambini opportunità di movimento “costruttive”, tali da consentir loro di affrontare sfide fisiche, sociali e cognitive autoresponsabilizzandosi e agendo in autonomia.
La struttura consiste in una serie di assi di equilibrio lunghe circa 2-3 metri, abbinate a cavalletti alti 1-1,60 m. Lungo i montanti dei cavalletti sono praticati degli incavi nei quali, a diverse altezze, possono essere sospese le assi di equilibrio. Queste ultime hanno vari spessori e superfici diversificate (irregolari, ruvide, scivolose, malferme, piene di spuntoni). I componenti si possono combinare in molteplici modi, creando svariate configurazioni, tutte emozionanti e stimolanti, anche in combinazione con tradizionali attrezzature ginniche da palestra.
La combinabilità dei componenti offre ai bambini la possibilità di fare un gran numero di esperienze, provando e riprovando, riuscendo o fallendo nell’impresa, e questo produce una differenziazione delle prestazioni in base alle potenzialità individuali dei piccoli atleti: i più prudenti possono tentare il percorso sulle assi più basse e spingersi man mano verso l’alto, i più coraggiosi si cimenteranno subito con assi più alte per poi affrontare, una volta superati i primi scogli, la difficile sfida delle assi poste in cima alla struttura.
Sul “percorso in equilibrio” i bambini imparano a valutare autonomamente incertezze e rischi, a fare i conti con le proprie ansie ma anche a riconoscere precocemente il pericolo; in ultima analisi, costruiscono ciascuno il proprio sistema di autoassicurazione.
La sensazione di “avercela fatta” accresce la fiducia nelle proprie azioni e il superamento delle varie situazioni rafforza la convinzione di riuscire a farcela anche nelle sfide future.
Dr. Dieter Breithecker
Direttore della Bundesgemeinschaft
für Haltungs- und Bewegungsforderung e.V.,
Wiesbaden – www.haltungundbewegung.de
Hermann Städtler
Preside della Scuola Fridtjof Nansen, Hannover
Direttore del progetto “Bewegte Schule” (Scuola in movimento)
per la Bassa Sassonia, www.fns-online.de


